Negli ultimi anni, le proteste degli agricoltori in Italia hanno attraversato strade e città con la stessa presenza fisica dei mezzi che le rendono possibili: trattori, corpi, bandiere. Un movimento nato da una tensione concreta, fatta di costi in aumento, margini ridotti e una distanza crescente tra chi produce e chi decide.
In questo spazio di attrito, la protesta diventa paesaggio. I mezzi agricoli occupano luoghi non pensati per loro, creando una frattura visiva e simbolica tra mondo rurale e contesto urbano.
Questo lavoro nasce dall’osservazione di quella frizione: i momenti di attesa, le pause tra un gesto e l’altro, la presenza silenziosa di chi resta. Un racconto visivo che prova a restituire la dimensione umana di una protesta che è, prima di tutto, una richiesta di ascolto.
In recent years, farmers’ protests in Italy have moved through roads and cities with the same physical presence as the machines that define them: tractors, bodies, flags. A movement rooted in a tangible tension, shaped by rising costs, shrinking margins, and a growing distance between those who produce and those who decide.
Within this space of friction, protest becomes landscape. Agricultural vehicles occupy places not meant for them, creating a visual and symbolic rupture between the rural world and the urban environment.
This project stems from observing that tension: moments of waiting, pauses between actions, the quiet presence of those who remain. A visual narrative that seeks to convey the human dimension of a protest that is, above all, a demand to be heard.