Il Venerdì Santo a Lucca si muove lentamente, come se il tempo trovasse un’altra misura. La città si raccoglie lungo il percorso della processione, dove la luce delle candele e il buio costruiscono uno spazio fragile, fatto di silenzio e presenza.
I volti emergono e scompaiono, i passi si sincronizzano senza bisogno di parole. È un rito che non cerca attenzione, ma attraversa chi lo osserva, lasciando tracce sottili nei gesti e negli sguardi.
Questo lavoro nasce da un avvicinamento discreto, dal tentativo di restare dentro quel ritmo senza alterarlo. Un racconto visivo che prova a restituire la dimensione più intima e sospesa della processione.
Good Friday in Lucca moves slowly, as if time had found a different pace. The city gathers along the path of the procession, where candlelight and darkness create a fragile space made of silence and presence.
Faces appear and fade, footsteps fall into rhythm without the need for words. It is a ritual that does not seek attention, but passes through those who witness it, leaving subtle traces in gestures and gazes.
This project comes from a quiet closeness, from the attempt to remain within that rhythm without altering it. A visual narrative that seeks to convey the most intimate and suspended dimension of the procession.
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